La Sapevi che una cicatrice se mal riparata può trasformarsi in una complicanza?

La cicatrice è un tessuto fibroso che si forma inseguito ad una lesione sia essa chirurgica o traumatica.

Il corpo umano è una macchina perfetta. In caso di ferita la cute e gli strati sottostanti avviano un processo di guarigione chiamato cicatrizzazione.

Si tratta di un processo complesso durante il quale l’organismo si attiva bloccando dapprima l’emorragia e inseguito richiudendo i margini.

In particolare, una cicatrice prima di essere tale attraversa, con durata variabile, tre stadi:

  • Fase Infiammatoria

Dalla prima ora al quarto giorno. L’obiettivo principale del corpo è il ripristino del controllo immunologico.

  • Fase proliferativa

Dal quarto giorno alla quinta settimana. Il corpo cerca di ristabilire l’integrità funzionale dei tessuti. È in questa fase in cui l’equilibrio fra la sintesi e la distruzione della matrice extracellulare regola la qualità dei tessuti cicatriziali.

  • Fase di modellazione e maturazione

Dal ventunesimo giorno fino a sei mesi. Il collagene già presente si trasforma diventando progressivamente più resistente. Il nuovo tessuto si organizza secondo le linee di tensione meccanica.

Complicanze

Il processo di riparazione porta alla creazione di una cicatrice considerato un tessuto di rimpiazzo e non una vera e propria rigenerazione. Per questo motivo non è insolito che si creino delle complicanze. Queste possono essere:

  • Cicatrici ipertrofiche

Si caratterizzano per una iperproduzione di tutti i componenti della matrice extracellulare. Si associano in genere a diversi fattori quali: cicatrizzazione con un periodo infiammatorio prolungato, cicatrici contaminate, infezioni o importanti tensioni meccaniche sulla cicatrice.

  • Retrazione delle cicatrici

retrazione è un fenomeno normale ma quando coinvolge le strutture adiacenti alla cicatrice può diventare patologico causando anche una limitazione funzionale.

  • Cicatrici cheloidi

In questo caso vi è una proliferazione del tessuto cicatriziale nelle strutture adiacenti. I fattori che favoriscono questo tipo di cicatrici sono la predisposizione genetica, l’età e la componente ormonale.

Sapevi che un approccio precoce riduce il rischio di sviluppare complicanze?

Attualmente, i metodi e le tecniche di trattamento sono molteplici. Fra questi troviamo:

  • La crioterapia. Si può iniziare il prima possibile. Limita l’edema e favorisce la vasocostrizione combattendo anche il dolore.
  • La compressione. L’utilizzo di bende compressive riduce il rischio di sviluppare una cicatrice ipertrofica. Inoltre, aumentano la temperatura del tessuto attivando il collagene.
  • Il laser. Si inizia il quindicesimo giorno e prosegue fino a sei mesi. Favorisce l’assorbimento di acidi e tossine e agisce sul tessuto vascolare per fototermolisi diminuendo la microcircolazione e la proliferazione di tessuto in eccesso.
  • La cinesiterapia. Si pratica nelle diverse tappe con l’obiettivo di ridurre l’edema e prevenire la retrazione della cicatrice.
  • Si inizia in trentesimo giorno. Ci troviamo nella fase proliferativa, è qui che il Terapista con manovre di mobilizzazione e stimolazione graduali e specifiche agisce favorendo una rigenerazione ottimale.

Al quarantacinquesimo giorno, invece, si può procedere con massaggi di stiramento evitando così le retrazioni anormali.

Ma cosa fare nel caso in cui ci si trova difronte ad una cicatrice mal rigenerata?

Il disagio fisico e psicologico è importante. In dipendenza della zona del corpo in cui si trova, l’imbarazzo può essere più o meno accentuato. Che si tratti di cheloidi o di cicatrici ipertrofiche l’approccio chirurgico rappresentava fino a poco tempo fa la terapia d’elezione.

Attualmente, le onde d’urto rappresentano un’arma strategica. Possono essere utilizzate efficacemente durante le fasi di formazione del tessuto cicatriziale, nelle piaghe da decubito, in quelle diabetiche, in quelle vascolari e nelle ustioni riducendo la componente fibrotica e la retrazione cicatriziale e favorendo l’elasticità tissutale.

Quando si è già in presenza di una cicatrice ipertrofica, retraente o cheloidea, le onde d’urto soprattutto in una fase di modellamento, possono essere un valido alleato per ridurne le dimensioni e per migliorarne esteticamente l’aspetto.

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Dott.ssa Selenia Arcidiacone

Fisioterapista